Hiroshi Sugimoto - Confession of Zero (2014)

Zero è un numero curioso, che denota l’esistenza di assenza. Quando gli uomini cominciarono ad acquisire consapevolezza, iniziarono a contare. Un agnello, due agnelli, tre agnelli, una mela, due mele, tre mele. Fu la scoperta dei numeri naturali. Si dice che i numeri primitivi potessero arrivare fino a dieci dato che gli uomini avevano solo dieci dita su cui contare. Nacque così il sistema metrico decimale. I numeri naturali erano basati sulla sensazione reale del conteggio. A un certo punto della storia, in India, ci fu la scoperta del concetto dello zero che evolse notevolmente la coscienza umana. Ancora oggi il principio del computer, fondamento della civiltà contemporanea, è basato sul calcolo del sistema binario di 0 e 1.

La consapevolezza dell’esistenza dell’assenza è legata anche all’idea buddista di “vuoto”, anch’essa nata in India. L’obiettivo degli esercizi buddisti è il raggiungimento dell’illuminazione. Questo stato può essere definito come capacità di andare oltre la vita e oltre la morte. Significa anche sentire la coscienza di se stessi e la fonte della vita che la sostiene. Si può quindi dire che Zero non è lo stato di sterile assenza, ma la condizione di vuoto che contiene i semi del tutto. Tutto ciò che esiste ha origine da lì e lì ritorna. Lo Zero non esiste nel mondo fisico: non è che un ricordo vago e incerto, sepolto nella nostra coscienza perché da esso la coscienza stessa ha avuto origine.

Come Artista ho voluto dare forma allo Zero.
Per rendere visibile qualcosa che materialmente non esiste, ho pensato di creare un oggetto che gli si potesse avvicinare il più possibile, dando una forma a formule matematiche di una funzione di terzo grado che ha come risultato zero. Ho così creato una coppia di modelli matematici, a forma conica, li ho contrapposti e ho sospeso in aria la parte superiore. Utilizzando l’acciaio inossidabile sono riuscito ad ottenere una punta dal diametro di 0.8 millimetri. Lo spazio vuoto tra i due coni, meno di 10 millimetri, è la distanza che li separa.

Sicuramente questo punto zero esiste e possiamo indicarlo: fra le punte di questi modelli matematici, contrapposti nel silenzio della cappella settecentesca del Castello di Ama, esiste il tòpos Zero. Vi invito a osservare attentamente questo punto invisibile: in esso è nascosto il mistero dell’esistenza.